La pittura di Antonio Ligabue è percorsa dal filo rosso della pazzia che ha costantemente segnato la sua vita tormentata e propone ancora una volta in modo perentorio una vecchia domanda che non ha mai avuto risposte definitive: qual è, in realtà, il limite che divide la genialità dalla follia? come possono coesistere due condizioni apparentemente conflittuali?Sbrigativamente e riduttivamente, da molti l’arte di Ligabue è stata definita naïf per il suo spirito visionario e bucolico, per il ricorso ad una simbologia popolare folcloristica, per i richiami al mondo della natura e della realtà contadina, per i colori brillanti, materici, densi e vivaci, spesso chiamando a confronto l’opera di Henri Rousseau, uno dei maestri della scuola naïf francese.In realtà la pittura di Ligabue, che ci propone una visione del mondo vista attraverso la “lente deformante della psicosi”, è selvaggia, aggressiva, violenta, istintiva e patologica, espressa con una tecnica rozza, seppure dal tratto preciso e nervoso, spesso ricalcato e sovrascritto, talvolta finemente calligrafico, infantilmente figurativa, piena di immagini cruente e brutali di animali feroci: tigri, giaguari, leopardi spalancano le fauci mostruose in ambienti selvatici, abitanti di mondi fantastici e minacciosi, metafore della paura e del dolore interiore, in un delirio creativo che sconfina nell’incubo.
| I suoi numerosi autoritratti, mezzo introspettivo al quale anche Van Gogh ricorse numerose volte, di grande intensità quasi ipnotica, trasmettono all’osservatore il senso dell’intima verità delle cose, in una pittura che qualcuno ha definito “realismo magico”, istintiva, permeata del senso della natura e con essa in relazione empatica.Genio folle, incompreso, emarginato dalla società, una personalità borderline di difficile classificazione psichiatrica, forse psicotico, forse nevrotico, il personaggio Ligabue oscura talvolta l’artista, inducendo il ricorso ad una colorita aneddottica prima che ad una critica profonda ed accurata di un linguaggio non facile, seppure di minuziosa descrittività. | |
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| La composizione del dipinto è sempre dominata dalla centralità della figura principale, ben distinguibile pur nell’intrico di una giungla fitta di vegetali e di nascosti pericoli, come si vede nell’opera proposta, in un insieme unitario che non viene disperso dal groviglio dei segni, dalla complessità dei tracciati disordinati e spezzettati, e conserva una precisa definizione dei volumi delle figure, deformate alla maniera espressionista dalla pressione del segno sul supporto, il che accade soprattutto nei disegni a matita (venne più volte paragonato a Van Gogh, di cui pare quasi una variante “padana”, come dice Vittorio Sgarbi).Non casualmente Ligabue fu anche scultore, a ribadire la sua sensibilità eminentemente plastica, trasferita nel disegno e nella pittura con la stessa forza che esercitava sulla materia, l’argilla delle rive del Po, quando modellava le sue sculture, tozzi animali di sorprendente verismo, nei quali gli accenti espressionisti paiono attenuarsi.Concepiti nella disorganizzazione mentale di un artista fortemente disturbato, i dipinti hanno tuttavia la strutturazione definita e solida di una narrazione popolare raccontata attraverso simboli ingenui, frutto della creatività spontanea di un talento naturale che asseconda il suo impulso senza impedimenti razionali.
La vena vivacemente cromatica dei Fauves, la violenza di linguaggio dell’Espressionismo, la rude efficacia del primitivismo, un acceso naturalismo visionario confluiscono nella pittura di un artista che rincorre l’immagine dell’inconscio per riconoscersi, per raccontarsi, con rabbia, con angoscia, con dolore, eco di una voce che dallo smarrimento della follia si insinua nelle pieghe delle nostre certezze di “normali” per metterle in dubbio, squarciando il velo della ragione attraverso il quale siamo abituati a guardare il nostro mondo. —————————————— Sabina Marchesi, guida di Giallo e noir, e Alessandra Mazzucco , guida di Poeti&Sognatori, hanno voluto rendere omaggio ad Antonio Ligabue pubblicando in una loro pagina la sua vita tormentata: ” …….. Soprannominato “ul matt” per i suoi atteggiamenti evanescenti al limite della follia, Antonio Laccabue, nato nel 1899 e morto nel 1965 ……..” continua >>>>>> |
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Christian Brogi detto
Come sempre l’umanità cerca di assimilare i comportamenti più efferati e le capacità più grandi alla “pazzia”, proprio con questo escamotage medico chi metteva in risalto difetti del sistema con la poesia, la musica,la pittura, veniva considerato “matto” e sovente rinchiuso…, lo stesso incredibile Van Gogh, era così ottenebrato dal giudizio dei “medici” che ogni qualvolta aveva dei pensieri terribili ed atroci e cercava di esternarli con grande maestria attraverso la deformazione della realtà operata a mezzo delle sue mani ed i suoi pennelli, gli hanno fatto credere che era la malattia che lo faceva stare così,
lo hanno terrorizzato facendogli credere che stava diventando “pazzo” e che non aveva scampo…..e così avendo paura chissà di perdere il controllo di se stesso si uccise…
Questo non è sottolineato nei testi di istruzione scolastica dei libri di storia dell’arte…vero?)
Salvatore Conte detto
Gentile Laura, se mi permetti, vorrei allargare la discussione a questa incredibile notizia:
http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsID=75808
Possibile che ci siano così tanti suicidi tra i soldati americani?
In un anno più delle vittime di 3 anni di guerra in Iraq?
Tu che ne pensi?
Salvatore
lauratod detto
Caro Salvatore, cosa vuoi che ti dica? L’Omicidio è sempre una cosa superflua (tranne i casi di legittima difesa). In America girano tra le scuole superiori i cosiddetti selezionatori dell’esecito, le cui idee e proposte attecchiscono proprio nei contesti più difficili: tra persone appartenenti alle classi più svantaggiate, senza copertura sanitaria, famiglie disastrate, con bambini abbandonati dai padri fin dalla più tenera età. Però, essi si lasciano sedurre da persone che promettono loro denaro e “Gloria”.
Allora io dico: “cavolo, hai avuto una possibilità di scelta (avresti potuto rifiutare) ed hai scelto la via più facile, ossia quella sbagliata”.
Al Gruppo EveryOne (promotore della petizione StopTso) ieri è giunta una Mail piena di rabbia (ed intrisa di razzismo) e dai suoi toni ho capito che essa proveniva da un operatore/trice del settore psichiatrico (molto probabilmente un infermiere). Ora, qui nessuno vuole togliere di bocca il pane ad un altro, tuttavia il pane non si può nemmeno guadagnare sulla pelle di un altro, laddove ci si trova in presenza di abusi.
Personalmente mi auguro di vivere abbastanza a lungo da non sentire più quella fastidiosa frase (almeno per me) che è : “tengo famiglia”… frase che viene usata come alibi per giustificare le peggiori nefandezze o il proprio appoggio incondizionato a progetti totalmente balordi (come le guerre e gli abusi psichiatrici)
Christian Brogi detto
Più che un problema di “sanità mentale” (come dice la notizia) il terrificante numero di suicidi riportato fra i reduci delle “missioni di pace”, è (secondo me) un problema di coscienza individuale,di disagio sociale,di emarginazione.
Se ad un individuo gli vengono incultati ideali di “giustizia” di “pace” gli viene detto di portare il bene nel mondo esportandolo sotto forma di “democrazia” e invece si trova davanti la cruda realtà della guerra, costretto ad ammazzare anche donne e bambini..a veder uccidere i propri compagni esattamente dalle persone che volevano “aiutare”…..cosa succede nell’animo di questi soldati?
Ciò che ho visto in queste fantomatiche “missioni di pace” annienterebbe totalmente i miei ideali, la stima di mè stesso, troverei insopportabile vivere, o nella migliore delle ipotesi cercherei di combattere il sistema che genera questi orrori….(a parte quelli di: “tengo famiglia”)….. in più se l’unico rimedio che il sistema sanitario offre al mio malessere è una pillola che non fà pensare, che succede quando smetto di prenderla? succede che tutti i problemi che avevo prima della “cura” ritornano alla carica,esattamente come prima, ma io non sono più come prima, dato che lo psicofarmaco fà dimenticare come si affronta la realtà, non fà pensare, non cura e questa impreparazione spesso è causa del suicidio……
lauratod detto
certo Christian, è una questione di coscienza individuale.
Ipotizziamo che ci sia davvero chi parte senza rendersi conto di ciò che troverà una volta giunto in questi “teatri di guerra”e magari pensa anche di portarvi la pace (ma non dimentichiamo che si tratta di gente che viene pagata fior di dollari). Ad un certo punto ti trovi di fronte la nuda realtà, ti viene chiesto di sparare, di uccidere persone inermi etc…
tu puoi rifiutarti, stare male, chiedere di essere congedato (e c’è chi lo fa ed anche diserta), ma c’è chi accetta e questa accettazione è imputabile al solo soggetto agente e non più a tutto il condizionamento che vi è stato in precedenza.
Allora, succede che ammazzi l’uomo che c’è in te e dopo ti rimane ben poco per cui vivere……considerando poi, che questi reduci quando tornano in patria si ritrovano in mezzo ad un strada (già dopo qualche mese), allora ecco che abbiamo la goccia che fa traboccare il vaso…..ma si tratta di una piccola gocciolina invisibile
Christian Brogi detto
Si, hai spiegato meglio il concetto che volevo esprimere.
Il problema è che questi suicidi vengono appunto definiti così:
<>
Ma in realtà non hanno nulla a che vedere con la medicina e la “salute” ma con la difficoltà di affrontare la vita, i propri rimorsi,le proprie paure.
Non è un problema medico, ma sociale,e di coscienza individuale.
Ci deve essere sempre un “colpevole” o una malattia, non delle ragioni concrete che portano un individuo ad uccidersi…..o ad uccidere…..lo stato giustifica l’omicidio (quando è lui ad ordinarlo) e non il suicidio……..è sempre il vecchio ritornello…
Christian Brogi detto
chiedo scusa la frase tra è questa tratta da rainews 24:
Queste cifre mostrano chiaramente un’epidemia di problemi di salute mentale”,
lauratod detto
volevo ricordare che Christian Brogi è promotore di un’altra petizione contro il Tso che è questa
http://www.firmiamo.it/notso
p.s. a me è indifferente che venga sottoscritta una petizione piuttosto che un’altra (in particolare la “mia”)
Salvatore Conte detto
Bisognerebbe prendere definitivamente coscienza che Laura è un genio luminoso da preservare.
Leggo e rileggo le sue lame di luce:
“Ora, qui nessuno vuole togliere di bocca il pane ad un altro, tuttavia il pane non si può nemmeno guadagnare sulla pelle di un altro, laddove ci si trova in presenza di abusi.
Personalmente mi auguro di vivere abbastanza a lungo da non sentire più quella fastidiosa frase (almeno per me) che è : “tengo famiglia”… frase che viene usata come alibi per giustificare le peggiori nefandezze o il proprio appoggio incondizionato a progetti totalmente balordi (come le guerre e gli abusi psichiatrici)”
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“Ad un certo punto ti trovi di fronte la nuda realtà, ti viene chiesto di sparare, di uccidere persone inermi etc…
tu puoi rifiutarti, stare male, chiedere di essere congedato (e c’è chi lo fa ed anche diserta), ma c’è chi accetta e questa accettazione è imputabile al solo soggetto agente e non più a tutto il condizionamento che vi è stato in precedenza.
Allora, succede che ammazzi l’uomo che c’è in te e dopo ti rimane ben poco per cui vivere…”
LAURA TODISCO
Grazie da Salvatore Conte
lauratod detto
grazie x avermi citata col nome e cognome….
cmq ho dimenticato di dire che mi spiace moltissimo per questi ragazzi e spero (e penso) che un Dio benevolo li abbia già accolti nel suo immenso amore e luce
Salvatore Conte detto
“cmq ho dimenticato di dire che mi spiace moltissimo per questi ragazzi e spero (e penso) che un Dio benevolo li abbia già accolti nel suo immenso amore e luce”
LAURA
Parole altrettanto preziose.
Grazie (ancora) da Salvatore